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lunedì 5 settembre 2011

Quote rosa!


Un vero fenomeno sociale questo.

Una manovra coercitiva femminile che obbliga il mondo intero a dare più spazio alle donne, spazio che, come andremo a vedere, mai nessuno le aveva precluso.

Il concetto di base viene alla luce e si rende manifesto a tutti noi come un atto democratico, un gesto d’uguaglianza, un movimento libertario e dovuto al popolo femminile che lavora; nasce così concettualmente, ma come un piccolo ruscello quando è animato da più acqua, acquista lungo il suo inarrestabile e sfrenato cammino, sempre più forza, trasformandosi in un fiume in piena che non pensa altro che raggiungere la foce, il mare.
E non importa un fico secco se durante il percorso miete vittime, ingiustizie, discriminazioni e false propagande femministe … LEI vuole solo far parte di quel mare che tanto desiderava!

Metafore a parte, l’uguaglianza di cui tanto si vocifera nei corridoi dei palazzi istituzionali, si va a far benedire non appena si esamina, da un punto di vista “scorretto”, il fenomeno delle quote rosa.

La Norvegia “insegna”: Da Oslo arriva l’irremovibile legge che prevede la presenza di almeno il 40% di donne nei CDA delle aziende (anche private) che sono quotate in borsa, tempo due anni per adeguarsi, poi … sopraggiunge la chiusura dell’azienda!
Ad arrivare perfino alle pagine del New York Times il caso Wikipedia che “lamenta” (per voce di una donna naturalmente, tale Sue Gardner, direttrice della Fondazione Wikimedia) che soltanto il 15% dei collaboratori del famoso dizionario internettiano è donna! Poi tuona: “entro il 2015 saliremo al 25% perché vogliamo dare all’enciclopedia la garanzia di essere ben fatta!”

Questo tanto per citare due esempi.

E in casa nostra?

Il concetto è lo stesso, le bocche slargate e le lingue biforcute sono le stesse ma con altri nomi.

Abbiamo parlato di concetto, di idea, di pensiero … ma … dell’applicazione, della messa in pratica e della conseguente realizzazione … nessuno ne parla.
Già, perché le discrepanze tra il “modello” base e la sua attuazione sono davvero sbalorditive!

Il femminismo e la donna in generale hanno preso, tra le tante cose, il mondo del lavoro. Lo hanno vivisezionato, ne hanno scartato le parti meno nobili e si sono concentrate “esclusivamente” su quelle mansioni … come dire … di spicco, di rilievo, di potere e di gran guadagno e comodità!

Donne manager, capiufficio femmine, direttori donne, consulenti e quant’altro il mondo del lavoro possa offrire ai piani dirigenziali, quelli alti!
Posti di lavoro creati dagli uomini ma che loro “pretendono” con tanto di leggi sessiste e imprescindibili, di occupare!

Ci stanno castrando mentalmente, ci hanno depredato dell’orgoglio di gestire e guidare aziende che abbiamo tirato su a suon di calci nel posteriore, gavetta infinita, sacrifici indicibili e tanta, ma proprio tanta passione, per dare spazio ad un manipolo di manichini addobbati incapaci di decidere perfino che abito indossare al mattino ma che vogliono conquistare il mondo a suon di slogan e leggi su misura per loro.

Questo è un atteggiamento terroristico, c’è la minaccia e l’intimidazione, c’è la costrizione e lo spettro dell’umiliazione che è insito in un fallimento, ci sono tutti gli ingredienti giusti per spingerci tutti a ribellarci senza mezzi termini allo strapotere femminista!

Ma “DOBBIAMO” adeguarci, non abbiamo alternative, non ci sono scappatoie né sconti!
L’Europa tutta segue come un affamato cagnaccio lo stile imposto dalla Norvegia (senza neppure tener conto che essa non fa nemmeno parte dell’UE), ma i risultati e le migliorie, stentano a palesarsi … anzi!

L’Italia prima o poi si adeguerà e proprio come un marito lobotomizzato farà spallucce ed accennerà a voce dimessa: “si cara!”

Il diritto al lavoro, all’eguaglianza dei salari e delle mansioni, sono state trattate dalla donna proprio come farebbe con un vestito.
Ha a disposizione un bellissimo pezzo di stoffa dalla quale può realizzare un abito bellissimo, ma pretenziosa com’è pretende che esso venga ripulito da dettagli poco pregiati, impone che il colore venga cambiato con uno che la aggrada di più, poi lo ritaglia con estrema attenzione, scartando ovviamente quei pezzi meno belli, se lo cuce addosso con filo pregiato e fa di tutto perché le calzi a pennello!
Sul tavolo da sarta rimangono stralcetti di stoffa, parti poco “comode” e filo di scarto … ed ora si appresta a rimirarsi allo specchio dove potrà mettere in mostra il suo bel capolavoro!
Stesso procedimento nel mondo occupazionale.
No ai lavori pesanti, NO a tutte quelle categorie importantissime ma che operano “dietro le quinte”, NO alla gavetta, NO all’esperienza e alla competenza … insomma NO a tutte quelle credenziali “necessarie” per essere dei validi e capaci lavoratori!

Siccome la pretesa poteva sembrare un po’ ostentata è ricorsa all’invenzione delle quote rosa, dove l’unica cosa che importa in realtà e che ESSE ci siano e non importa se lavorano come dementi, come cretine arpie, come vegane del sacrificio, non importa se rendono meno di un dipendente che non c’è … non importa nient’altro che … le quote rosa!!!

Ma non erano loro quelle sboccate urlanti che inneggiavano alla meritocrazia???!!!
Che meriti ci sono se una azienda vi assume solo perché di sesso femminile?
Parassite!

Mai visto un manipolo di donne armate di cartelli e slogan manifestare davanti alla sede di una qualsiasi azienda edile, oppure davanti ad una ditta di metallurgia pesante dove si fanno turni atroci di fronte a fornaci incandescenti?
Macché!!!

Loro protestano per avere spazio ai piani alti, la bassa manovalanza è per i maschietti non certo per loro!

E dire che parlano, anzi gridano sempre alla discriminazione sessuale!
Proprio ieri sera seguivo rapito un documentario sui trasporti di New York (città che amo particolarmente).

Un’infinita e fitta rete di ferrovie, sotterranee e non, traghetti, navi, aerei, taxi, bici e rollerblade addirittura.
Il documentario analizzava nello specifico l’immane lavoro che c’è dietro e che, pochissimi di noi conoscono, ad un così complesso sistema di trasporti.
Le ferrovie, tanto per citarne una, sottoposte quotidianamente a profonde valutazioni in fatto di usura, di condizioni climatiche, di rischi etc.
Lavori fatti nel cuore della notte, sotto cavità anguste al gelo o al caldo umido, tra ferri del mestiere ben più pesanti di un cellulare alla moda; poi c’è il fattore pericolo, l’incognita della propria salute a contatto con certi materiali etc.
Poi ci sono gli arrivi quotidiani di migliaia di container, sdoganati da immense navi con gru altissime che spostano ogni container su un camion sulla banchina … detta così potrebbe sembrare cosa semplice, ma un buon gruista, per imparare questa manovra deve farla bene per oltre un anno!!!
Non so se vi è chiaro!!!
In tutto questo fermento, in tutta questa massa di lavoratori, di gente che opera sotto zero o a 40°, tra pericoli e fatiche immani e talvolta disumane, non c’è traccia di donne!!!
Le ritroviamo in ufficio, con tazza di caffè americano in mano oppure ai box informazioni o, nei casi più estremi, a guidare un camion sulla banchina per trasportare il container dal punto A al punto B!
Qualche sciopero per guadagnarsi il diritto a manovrare una delle più grandi gru del mondo???
Ma quando mai!!!
Già me le vedo mentre cercano di far poggiare il container dall’alto su un camion con scarti di errore prossimi allo zero, quando si accorgono di una doppia punta … e via 7 morti e 15 feriti!!!

Non ci sono scuse, le donne manipolano i diritti che “credono” di non avere, perché non si accontentano di avere il diritto al lavoro, loro vogliono stare ai vertici … e screanzate e sfacciate che sono ce l’ho impongono pure!

Solo una parola: vergogna!